LA MALATTIA
Scarica il diario della cefalea

Il diario serve a chi soffre di cefalea per identificare, e quindi tenere sotto controllo, i fattori scatenanti l'attacco e per imparare a non trascurare o sottovalutare anche i sintomi più banali. Ed è utile al medico come strumento diagnostico per ricostruire la storia clinica del paziente, chiarire la natura della cefalea in questione e individuare la cura migliore.  

diario.pdf  (file di Acrobat Reader)

 

 
 
 
La cefalea è un disturbo doloroso ricorrente molto diffuso:circa il 90% della popolazione generale ha sofferto almeno una volta nella vita di un dolore al capo.

In una stragrande maggioranza dei casi le cefalee si definiscono idiopatiche, cioè non sono sottese da alcuna causa nota, tuttavia in un certo numero di casi, il dolore al capo è secondario a patologie intracraniche o sistemiche, talvolta anche severe.

La classificazione internazionale contempla una grande numero di tipi diversi di cefalee sebbene quelle che presentano un impatto maggiore, in termini di disabilità, sono l'emicrania, la cefalea di tipo tensivo e la cefalea a grappolo oltre alle diverse nevralgie craniche tra cui la nota nevralgia trigeminale.

Particolarmente rilevante appare, inoltre, il tema delle cefalee croniche ovvero cefalee che si presentano inizialmente in maniera sporadica ma che possono raggiungere una frequenza quotidiana o quasi quotidiana mediante l'influenza di alcuni fattori di rischio, primo fra tutti l'abuso di farmaci antidolorifici “da banco”. Le cefalee croniche appaiono per la scarsa risposta ai comuni presidi farmacologici una sfida terapeutica significativa. 

Negli ultimi anni sta emergendo sempre con maggiore impatto il problema delle cefalee nella popolazione pediatrica, tema spesso sottovalutato ma che insiste in maniera sostanziale nella vita ludica e scolastica dei piccoli pazienti.

 


 

L'emicrania è una cefalea primaria che colpisce particolarmente le donne nella fascia di età compresa tra 20 e 60 anni sebbene il primo attacco di emicrania possa manifestarsi tra 10 e 19 anni. Solo raramente il primo episodio emicranico si verifica dopo i 50 anni ed in tal caso è necessario che venga esclusa la presenza di fattori causali (l'emicrania diventerebbe quindi non più malattia ma sintomo!).

Il decorso dell'emicrania cambia notevolmente da un periodo all'altro della vita e ciò è plausibile se si considera l'emicrania un disturbo dei meccanismi di adattamento a stimoli interni o provenienti dall'ambiente esterno. Ed infatti diversi fattori possono precipitare un attacco emicranico, da quelli alimentari a quelli ambientali fino a quelli comportamentali e psicologici. Nelle donne in età fertile i cambiamenti ormonali propri del ciclo mestruale rappresentano un fattore scatenante di rilevanza fondamentale.

La durata di un attacco emicranico, se non trattato, può arrivare fino a tre giorni. Esso è caratterizzato da un dolore severo, dalle caratteristiche pulsante, che può essere unilaterale, bilaterale o variabile nel corso dello stesso episodio o dei diversi attacchi di emicrania.

Al dolore si accompagnano altri sintomi come il fastidio per la luce, per i rumori e per gli odori. Spesso i pazienti sperimentano nausea e vomito: tutti sono accomunati dall'incapacità, nel corso di un attacco emicranico, di svolgere le comuni attività della loro vita quotidiana le quali accentuano la severità del dolore. Quanto detto rende comprensibile il comportamento dei pazienti emicranici che oltre a percepire dolore di elevata intensità si vedono costretti a letto, al buio ed in silenzio, in preda alla nausea o al vomito.

Alcuni pazienti, affetti da una particolare forma di emicrania (cosiddetta “con aura”) avvertono, prima del  dolore, disturbi visivi (descritti come scintillii, luci abbaglianti, contorni iridescenti, vista appannata, “buio completo”) o sensitivi (formicolii alla bocca o alle dita della mano) della durata di alcuni minuti.

La diagnosi di emicrania è essenzialmente clinica: talvolta però sono necessari approfondimenti strumentali (comela Risonanza MagneticaNucleare) al fine di escludere che una diversa patologia si nasconda dietro la patologia emicranica.

Attualmente per la cura dell'emicrania è possibile utilizzare terapie preventive che hanno la finalità di ridurre la frequenza e l'intensità degli attacchi. Inoltre una nuova categoria di farmaci, purtroppo ancora misconosciuta, specifici per l'episodio emicranico permette di risolvere la crisi senza ricorrere a farmaci antidolorifici ed antinfiammatori.

 

FATTORI SCATENANTI L'EMICRANIA: PRINCIPALI IMPUTATI

 

l      Stress (psichico e/o fisico): è più facile che l'attacco emicranico si sviluppi dopo o durante lo stress più che all'apice dello stress, come ad esempio dopo un esame, nei primi giorni di vacanza o nel fine settimana.

 

l      Variazioni ormonali: nelle donne emicraniche il periodo mestruale è particolarmente rischioso per la comparsa di attacchi emicranici, che possono precedere le mestruazioni o accompagnarle.

 

l      Variazioni climatiche: l'aumento della temperatura e l'abbassamento della pressione atmosferica sono le situazioni maggiormente a rischio, specie se associate ad un aumento dell'umidità. Il vento gioca anch'esso un ruolo favorente l'attacco emicranico.

 

l      Alimenti: Tra le situazioni scatenanti legate all'alimentazione al primo posto figura il digiuno. I cosiddetti “alimenti a rischio” comprendono invece, l'alcol in tutte le sue varianti, il cioccolato, gli insaccati, i formaggi stagionati, il glutammato monosodico (utilizzato nella cucina cinese e nella produzione di “dadi da brodo”), la frutta secca.

 

l      Stimoli sensoriali intensi: odori, luci e rumori giocano anch'essi un ruolo importante. Non è raro che un emicranico si trovi ad uscire con il mal di testa da una profumeria, da una discoteca o dopo l'esposizione a luci abbaglianti.

 

l      Difetto o eccesso di sonno: è utile che il paziente emicranico regolarizzi il più possibile il ritmo sonno-veglia, cercando di svegliarsi e coricarsi in orari, per quanto possibile, costanti.

 

Il consiglio per chi soffre di emicrania piotrebbe essere quindi riassunto nel cercare di avere il senso della misura e della gradualità ricordando che non esistono cibi o situazioni proibite, ma solo una particolare predisposizione a sviluppare l'attacco, e sono queste situazioni predisponenti, soggettive e variabili da un individuo all'altro, che il paziente emicranico deve imparare a conoscere ed evitare.

La cefalea di tipo tensivo si manifesta sotto diverse forme cliniche: molti soggetti sperimentano attacchi sporadici di cefalea dalle caratteristiche tensive senza essere sostanzialmente disturbati dagli episodi di cefalee. Senza dubbio, infatti, possiamo distinguere la cefalea di tipo tensivo sporadica e la cefalea di tipo tensivo frequente: quest'ultima presenta un impatto maggiore sulla vita dei pazienti.

La cefalea di tipo tensivo se non trattata può durare fino ad una settimana. Il dolore è di intensità moderata, a localizzazione diffusa, dalle caratteristiche gravative (come “un casco pesante”)  o costrittive (come “in una morsa”). Di solito i pazienti riferiscono lieve insofferenza per la luce o i rumore e, sebbene con difficoltà, possono svolgere le loro comuni attività poiché gli sforzi fisici non peggiorano il dolore al capo.

Tra i fattori che possono scatenare o favorire la cefalea di tipo tensivo vi sono il mantenimento di una determinata postura nel corso di stress fisici o psichici (come può capitare agli studenti, gli operai addetti alle catene di montaggio o ai videoterminali) o problematiche depressive o ansiose. Spesso il riposo ed il rilassamento provocano un beneficio significativo sul sintomo doloroso.

La diagnosi della cefalea di tipo tensivo è sostanzialmente clinica, sebbene alcuni esami strumentali possano aiutare nello stabilire un nesso causale con la genesi della manifestazione dolorosa (come ad esempio RX del rachide cervicale) o con il suo mantenimento.

Allo stato esistono diverse modalità terapeutiche, farmacologiche e non farmacologiche, per ridurre la frequenza e l'intensità degli episodi di cefalea di tipo tensivo.

 

 

 

 

La cefalea a grappolo è una cefalea di breve durata con interessamento del sistema vegetativo craniofacciale. Essa è caratterizzata dall'estrema gravità del dolore, considerato come tra i dolori più severi che si possano sperimentare, tale da essere conosciuta anche come “cefalea da suicidio” poiché i pazienti, nel corso della crisi dolorosa, pur di porre fine al dolore atroce arrivano a pensare anche a gesti estremi.

La cefalea “a grappolo” è così chiamata per il presentarsi periodicamente di periodi attivi concentrati in “grappoli” di giorni o settimane che il più delle volte coincidono con i cambiamenti   stagionali. All'interno di tali momenti la cefalea può presentarsi fino ad otto volte al giorno con ciascun episodio che può durare fino a tre ore. Il dolore, sempre presente allo stesso lato del capo (più frequentemente a localizzazione oculare) è di elevatissima intensità fin dai primi minuti mantenendosi tale per tutto la durata dell'attacco. Alcuni pazienti riferiscono un dolore lancinante e  trafittivo “tipo pugnalata”. Caratteristico della cefalea a grappolo sono la lacrimazione, la presenza di “occhio rosso”, “naso che cola”, abbassamento e gonfiore della palpebra e talvolta arrossamento e sudorazione, il tutto a carico dell'emivolto coinvolto dal dolore. Il paziente, contrariamente a quanto avviene nell'emicrania, non riesce a stare a riposo ma si presenta agitato, irrequieto ed   irritabile.

Tra i fattori scatenanti sono riconosciuti il fumo di sigaretta e l'alcol.

La diagnosi della cefalea a grappolo è clinica: pur essendo facilmente diagnosticabile essa resta spesso misconosciuta e di conseguenza le terapie farmacologiche adeguate non praticate .

La terapia farmacologica specifica consente una soluzione degli episodi dolorosi pressocchè radicale.

Raramente la cefalea a grappolo può cronicizzare ed allora gli intervalli liberi dal dolore, solitamente di diversi mesi o addirittura anni, vengono a scomparire. 

La nevralgia del trigemino è tra i dolori al volto più comuni sebbene venga considerata una patologia rara. L'esordio della sintomatologia è attorno ai 50 anni e sembra vi sia una prevalenza maggiore nel sesso femminile.

Il dolore, singolo o in brevi salve, esordisce in modo improvviso e parossistico ed è tipo “a scossa elettrica”. Gli attacchi sono tutti simili tra di loro ed il territorio di distribuzione è strettamente limitato a quello delle branche del nervo trigemino, soprattutto la mascellare e la mandibolare.

Gli attacchi esordiscono spontaneamente ma spesso i pazienti riferiscono delle “aree grilletto” stimolando le quali si genera il dolore nevralgico. Quest'ultimo può durare da un secondo a 2 minuti ed è seguito da un periodo “refrattario” ovvero un arco di tempo, più o meno breve, nel corso del quale una nuova stimolazione delle “aree grilletto” (masticare, radersi, lavarsi i denti)  non genera dolore. Nel corso dell'attacco i pazienti presentano una contrazioni involontarie dei muscoli del volto conosciuti come “tic dolorosi”. Non raramente si viene ad instaurare una condizione ansiosa dovuta all'attesa dell'episodio nevralgico successivo che avverrà in maniera improvvisa ed imprevedibile.

La nevralgia del trigemino ha un decorso spesso intermittente con remissioni spontanee anche di lunga durata, ma la condizione tende ad un progressivo peggioramento inteso come prolungamento dei periodi e della durata delle crisi.

L'insorgenza prima dei 40 anni se accompagnata da altri indicatori clinici impongono appropriate indagini strumentali al fine di escludere una causa secondaria.

Un disturbo pressocchè indistinguibile dalla classica nevralgia del trigemino si manifesta in una piccola percentuali di pazienti affetti da sclerosi multipla.

Attualmente vi sono diversi presidi terapeutici che permettono ai pazienti affetti da nevralgia trigeminale di porre fine ad una condizione tanto invalidante.

 

 

NEWS
  • 08.06.2012 Headache Update: Diagnosi e Trattamento

    Si è tenuto l'8, il 22 e 29 giugno un corso in tre moduli organizzato dal nostro "Centro Cefalee" aperto ai medici di Medicina Generale sulla diagnosi e il trattamento delle principali forme...
    di cefalee primarie con discussione di casi clinici in presenza di pazienti.

  • 30.10.2011 Cefaleenapoli.it è on line!
     

    Benvenuti su cefaleenapoli.it, 
    il sito in cui può trovare ogni tipo di informazione riguardo a Centro...
    Cefalee SUN  della Seconda Università degli Studi di Napoli.

    Buona navigazione

x
08.06.2012
Headache Update: Diagnosi e Trattamento

Si è tenuto l'8, il 22 e 29 giugno un corso in tre moduli organizzato dal nostro "Centro Cefalee" aperto ai medici di Medicina Generale sulla diagnosi e il trattamento delle principali forme di cefalee primarie con discussione di casi clinici in presenza di pazienti.

x
30.10.2011
Cefaleenapoli.it è on line!
 

Benvenuti su cefaleenapoli.it, 
il sito in cui può trovare ogni tipo di informazione riguardo a Centro Cefalee SUN  della Seconda Università degli Studi di Napoli.

Buona navigazione


__________________________